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L'impatto delle attività umane sui cetacei: in un anno 300.000 animali intrappolati nelle reti

L'impatto delle attività umane, pesca ma non solamente pesca, sulla vita dei cetacei ha conseguenze rilevanti. Stime provenienti dai recenti studi di WWF parlano di 300.000 tra balene e delfini che in un anno restano intrappolati e uccisi nelle reti o negli attrezzi da pesca. 

I cetacei per raggiungere le aree di alimentazione e riproduzione, percorrono i corridoi blu, vere “autostrade” lungo gli oceani che gli permettono di muoversi fra aree diverse ma ecologicamente interconnesse. Quel movimento tra habitat critici è essenziale per la loro sopravvivenza, sottolinea la nota stampa diffusa da WWF, ma è soprattutto quando attraversano questi corridoi di migrazione che devono affrontare minacce e forti impatti dovuti alle sempre più crescenti attività antropiche.

Cetacei nel santuario Pelagos.
Foto (C) Emanuele Quartarone - WWF

Le popolazioni appartenenti alle diverse specie sono colpite dall’aumento del traffico navale e dell’inquinamento acustico in maniera diretta. Cambiamento climatico, inquinamento chimico e da plastica hanno invece un impatto indiretto sui loro habitat e sulle loro prede. Nel frattempo, si stima che circa 300.000 tra balene, delfini e focene vengano uccisi ogni anno a causa del bycatch, intrappolati negli attrezzi da pesca e nelle pericolose reti fantasma.

Attingendo alle ultime prove scientifiche ottenute da anni di ricerche dedicate alla raccolta di dati relativi alla distribuzione dei cetacei (soprattutto balene), il WWF e i suoi partner, tra cui l’Università della California Santa Cruz e Oregon State University e diversi altri enti di ricerca che hanno condiviso i loro database, hanno mappato le rotte migratorie delle balene distribuite in acque internazionali, nazionali, in zone costiere e pelagiche, che rappresentano per loro aree chiave per l’alimentazione, la riproduzione e la crescita dei cuccioli.

Tra le aree chiave, riporta WWF, ci sono Oceano Pacifico orientale, Oceano Indiano, Oceano Meridionale, la porzione sud-ovest e settentrionale dell’Oceano Atlantico e, infine, il Mar Mediterraneo. Anche nel Santuario Pelagos, nato per la protezione dei mammiferi marini del Mediterraneo, però, ogni anno muoiono moltissimi cetacei. Quanti è impossibile saperlo con precisione, ma per farsi un’idea basta sapere che solo in questa area di si concentra oltre il 17% del traffico marittimo mondiale.

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