Il deficit idrico del bacino del fiume Po, dopo più di un anno di siccità, è del 61% rispetto alle medie stagionali. I dati sono di CIMA Research Foundation, condivisi da Legambiente.
Nella Penisola fiumi e laghi in sofferenza, già raggiunto uno stato di severità idrica “media”in tre dei sette distretti idrografici. Appello di Legambiente al Governo e 8 proposte per una strategia idrica nazionale non più rimandabile.
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| Il fiume Po, oggi a Boretto |
La posizione di Legambiente
“Se continuiamo di questo passo rincorreremo sempre le emergenze. Il Governo definisca una strategia idrica nazionale che abbia un approccio circolare con interventi di breve, medio e lungo periodo che favoriscano l’adattamento ai cambiamenti climaticie la riduzione di prelievi e di sprechi d’acqua fin da subito”.
L’associazione indica otto pilastri per dare gambe a questa road map idrica non più rimandabile.
Laghi e fiumi in forte sofferenza, quasi in secca come la scorsa estate, mentre in montagna è scarsa la neve accumulata. È quanto sta accadendo in Italia, a metà a febbraio, complice l’aumento delle temperature superiori ai valori di riferimento, le scarse precipitazioni e a una crisi climatica che non guarda in faccia a nessuno.
I dati
Il risultato è una nuova ondata di siccità, o meglio un’emergenza siccità in realtà mai finita, denuncia Legambiente, con corsi d’acqua che hanno raggiunto uno stato di severità idrica “media” in tre delle sette autorità di distretto secondo gli ultimi bollettini emanati dalle stesse in questi ultimi mesi. Il distretto idrografico del Fiume Po, quello dell’Appennino settentrionale e quello dell’Appennino centrale.
Quanta acqua manca
Preoccupante anche la carenza di neve, con il 53% in meno sull’arco alpino, e in particolare il bacino del Po, con un deficit del 61%. (Fonte, CIMA Research Foundation).

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